A cura di Antonio Vecchio, Vania Caruso
Inaugurazione sabato 11 Febbraio 2012, ore 19.00
In mostra dall’11 al 25 febbraio 2012
"150noise" si presenta al pubblico per la prima volta con una collettiva di opere grafiche contemporanee. Fondato da Antonio Vecchio nel 2011, "150noise" nasce come luogo in rete, uno spazio web in cui gli artisti sono parte attiva di un processo di valorizzazione dell'arte grafica, con una particolare predilezione per la calcografia. All'interno del sito, gli artisti hanno la possibilità di relazionarsi tra loro ma anche con collezionisti ed appassionati, creando così un'effettiva rete di comunicazione.
La mostra presentata a Galleria 291 Est è una selezione di opere dei sette "apripista" del movimento: artisti diversi tra loro che affrontano tecniche e tematiche differenti: dall'acquatinta al bulino, fino alla monotipia, antiche tecniche e nuovi materiali si sposano ed incontrano linguaggi contemporanei con lo scopo di conservare, divulgare e sperimentare.
La grafica d'arte, finora percepita come "noise"- rumore di fondo, nel panorama artistico contemporaneo, vuole, con il movimento 150noise, diventare musica.
Nella svolta epocale che stiamo vivendo non bastano tiepidi sostenitori; occorrono degli studiosi, dei pensatori e delle persone che, come gli artisti, possono esercitare la propria libertà fino a tradurla in responsabilità pratica.
Quando si parla di persuasione o di persuasori, spesso si prova disagio. In realtà la persuasione è semplicemente un procedimento o una strategia per ottenere approvazione. L’etica di tale pratica va quindi dibattuta dal punto di vista del fine che ci si pone quando si vuol persuadere qualcuno. Se il fine è buono, etico, la persuasione sarà eticamente ammissibile. “Arte” che nell’antichità vede le sue fondamenta coincidere con la retorica. Per Platone, ad esempio, la retorica non era né utile né positiva, ma dannosa in quanto forniva all’oratore la possibilità di far apparire il buono come cattivo e il cattivo come buono, permettendo quindi di presentare la realtà non seconda verità ma in base alla capacità di manipolazione.
Ad oggi diverse etiche asservite da una pluralità di linguaggi e di mezzi tecnologici, caratterizzano una società post moderna, invasa da sentimenti che aprono verità apparentemente oggettive, portatrici di scelte illusorie, metafisiche, descritte dal dato. Persuasione ad un sapere fittizio genitrice di un “altro comportamento umano”, in cui il vero è solo descrizione dei fatti.
Trade0ff#1 persuasioni etiche assurge l’operato di sette artisti quale tesi sul “Pensiero debole” di Vattimo. L’opera non più iconica ma fenomenica diviene strumento di riflessione volto a sdoganare quelle verità impure che permeano la dialettica presente di menzogne, ponendoci davanti ad una scelta a discapito di un’altra.
Ci si trova di fronte alla crisi, dunque, di un sapere complessivo che si mostra come discorso parziale e quindi inattendibile.
Pensare ad un linguaggio di scelta significa recuperare le testimonianze di una data comunità valicando la linea di confine del dato e mantenendo viva la coerenza con l’archiviazione esistente. Svelare attraverso l’Ethos, il Logos e il Pathos, la verità infornata, imburrata e mangiata dal mezzo di comunicazione preesistente. Accettare, quindi, la storia come aperta al futuro, come qualcosa che non si può riassumere in una coscienza vera.
Agli artisti è richiesto di competere, ovvero secondo il suo etimo: cum petere, camminare insieme, cercare insieme. Si tratta, dunque, di una condivisione tesa a produrre nuovi valori. In questo scenario ogni risultato individuale è un risultato della collettività.
Il ciclo di mostre Trade0ff preme a domandarci a cosa affidare le nostre scelte, come assimilare la storia, come riscriviamo il nostro passato e presentiamo diverse letture delle nostre tracce, come proteggiamo e trasmettiamo la singolarità di ogni vita, alternando i temi economici, sociali e politici di cui siamo oggi testimoni inerti.
"DISTOPIE"
Società indesiderabili
Di Dario Carratta
A cura di Roberto D'Onorio Inaugurazione 14 gennaio 2011, ore 19.00
In mostra dall’14 al 28 gennaio 2012
Riflettere il mondo che c’è, inquietante com’è. Non è questo il momento di fare lavori “carini”. Durante gli anni del high-tech il concetto di arte è stato trattato da molti con troppa imperizia, allontanandolo da quel senso empirico a cui appartiene. Teorie difficili e astruse, decisamente inservibili per la vita, in linea di pensiero con il filosofo Hume, sono una delle cause di dispute interminabili e spesso scadenti in una forma di "malattia metafisica". Processo che porta l’espressione artistica ad assurgere una dimensione più distopica che utopica, in cui la speranza non gli appartiene.
Questa potrebbe essere una delle realtà parallele che attraversano le atmosfere di Dario Carratta, le cui Carte suggestive, combinate in aspetti solenni d’insoliti primi piani e inquietanti situazioni, si pongono all’interlocutore come enigma d’inferni possibili, di mondi futuri (presenti?) che coinvolgono modelli politici, culturali e psicologici, dal radical chic al blak block.
Fantascienze che rimandano allo scrittore Anthony Burgess, prefigurano distopie che opprimono in un vortice lo spettatore, amplificando e rendendo tangibili quelle tendenze negative operanti nell’ambito sociale che, se non vengono smascherate o ostacolate, condurranno alla condizione perversa da esse tratteggiata.
Lo stato d'animo nostalgicico, cupamente comico, dell’artista, vicino alla sensibilità inquietante e grottesca dei fratelli londinesi Chapmans, sfuoca in atteggiamento volto alla denuncia di una possibile “verità”, avvertita come dolorosa e oppressiva, cui si può porre rimedio solo attraverso la sollecitazione costruttiva della ragionevolezza.
Le seducenti sequele presentate per 291est, accostano Eros e Thanathos in un’estetica del perturbante, coinvolgendo le paure latenti dell’essere umano come effetto di un’allegoria epistemologica imperante nella società postmodernista. E’ questo il vero spirto dell’autore distopico, esasperare rituali comuni, insegnadoci ad avere più attenzione, a non essere pessimisti, a non ripiegarci in noi stessi, ponendoci davanti la possibilità più orribile. Un altro mondo è possibile.
Roberto D’Onorio